La telemedicina potrebbe essere la soluzione in tempi di pandemia, o è troppo tardi?

L’intera esperienza di questi tempi in cui la nostra società si è dovuta confrontare con il Covid-19 dovrebbe servire come un chiaro appello per il futuro.

Negli ultimi mesi, il Coronavirus 2019 (COVID-19) è passato dalle umili origini nella bottega di un mercato di un agricoltore cinese nella lontana Wuhan a uno status internazionale che interessa i paesi più ricchi ed evoluti: domina i notiziari, esaurisce le risorse mondiali di mascherine e disinfettanti per le mani e generalmente monopolizza il patrimonio mentale ed economico del mondo sviluppato.
Mentre nuovi casi continuano a essere identificati negli Stati Uniti ed Europa, i politici stanno iniziando a prestare al COVID-19 l’attenzione che merita, rispondendo alle accuse iniziali di inadeguatezza con proposte di finanziamento e rimborsi per test e altre misure precauzionali.
Uno degli obiettivi principali di questo finanziamento di emergenza è la telemedicina, proprio per favorire le azioni di distanziamento e tutela degli operatori sanitari (vera risorsa critica in questa crisi). Il Governatore di New York Cuomo e il Dipartimento dei servizi finanziari di New York hanno pubblicato una direttiva che incoraggia gli assicuratori a sviluppare programmi di telemedicina.
In Italia, la linea di credito Pandemic Crisis Support (PCS), aperta dal Meccanismo Europeo di Stabilità, mette a disposizione dell’Italia circa 36 miliardi di euro, il 2% del Pil, per ridisegnare la sanità del post-Covid.
Ciò significa:
– Investimenti per l’ammodernamento degli ospedali o per la realizzazione di nuovi per sostituire quelli più vecchi, inadeguati e costosi da gestire. Serve che un numero congruo di strutture siano idonee per la gestione delle emergenze epidemiche, riducendo al minimo il ricovero dei pazienti contagiati negli altri ospedali.
– Adeguamento delle strutture intermedie di cura, dei centri di prossimità, delle residenze sanitarie assistenziali.
– Costituzione di una rete nazionale di laboratori per i test diagnostici.
–  Costruzione di una rete nazionale di monitoraggio e di biosorveglianza, con il contestuale rafforzamento delle reti di presa in carico delle cronicità e delle multimorbilità.
– Potenziamento della diagnostica e dell’assistenza domiciliare, della telemedicina e della teleassistenza.

Molti hanno citato questa pandemia come il vero banco di prova per la telemedicina, spesso rimasta al palo a causa di ingombranti restrizioni, burocrazia, scarsa politica di prevenzione e mancanza di fondi,… Ed è ovvio, la telemedicina è lo strumento ideale per questo momento, poiché può fornire informazioni accurate sul virus e sulla sua diffusione: che cos’è, quali sono i sintomi e come proteggersi da esso.
Adottare strumenti volti ad aumentare e migliorare il contatto tra operatore sanitario qualificato e paziente, in un momento di crisi, è fondamentale anche per aumentare la consapevolezza sulle patologie poiché la disinformazione sembra diffondersi più velocemente del virus stesso.

Emblematico il caso negli Stati Uniti, in cui un supermercato ha subito un accaparramento di carta igienica e asciugamani di carta, mentre il corridoio del sapone è rimasto sorprendentemente intatto.
Un tweet virale della CNN ha affermato che “il 38% degli americani non comprerebbe la birra Corona” in nessuna circostanza “a causa del coronavirus”. Il tweet ha suscitato un’ondata di risposte ironiche. La statistica è stata successivamente smentita in una dichiarazione del CEO di Corona, ma dimostra quanto velocemente e facilmente anche le voci più ridicole possano prendere piede se la società in cui viviamo passa in “modalità panico”.

Il fatto di ricevere informazioni da un soggetto qualificato tramite una piattaforma sicura e affidabile può ridurre drasticamente il panico che deriva dalla disinformazione e chiarire la confusione su prevenzione e precauzioni (e quale birra dovresti evitare).
L’accesso in tempo reale alle informazioni è particolarmente importante in questa fase di crisi COVID-19 a causa della sua natura in rapida evoluzione: con nuovi focolai ogni giorno e nuove informazioni sulla sua prevenzione, è necessario mantenere le persone aggiornate sulla sua diffusione e sugli avvisi di sicurezza più attuali – un bisogno che la telemedicina può soddisfare.

Attraverso visite video, teleconsulti o funzioni di chat bidirezionali, messaggi di testo o campagne e-mail, la telemedicina fornisce un servizio ancora più essenziale: tenere le persone preoccupate ma sane fuori dai pronto soccorso e dagli studi dei medici di medicina generale. Alcuni pazienti non possono essere controllati per il coronavirus da casa – poiché una condizione respiratoria, non favorisce le visite virtuali, se non grazie a spirometria e ossimetri “smart”. Ma la telemedicina può aiutare a bilanciare il carico di cure identificando situazioni non di emergenza, focalizzando le risorse sui pazienti davvero critici.

L’accesso alle informazioni cliniche senza la necessità di recarsi in una struttura sanitaria è un vantaggio particolarmente importante per coloro a cui è stato consigliato di prendere ulteriori precauzioni alla luce del virus: i malati oncologici o cronici, gli anziani e le donne incinte. Queste popolazioni sono particolarmente vulnerabili alla diffusione della malattia e in genere necessitano ancora di monitoraggio clinico e gestione delle cure. Con soluzioni di telemedicina come il monitoraggio remoto dei pazienti che consentono l’assistenza da casa, il rischio di esposizione attraverso viaggi o visite ospedaliere è drasticamente ridotto e le informazioni facilmente accessibili, comprese le domande frequenti, possono aiutare a ridurre l’ansia che è alta in tali popolazioni anche nei momenti più normali .

Va tuttavia rilevato che non importa quanti regolamenti vengano rimossi e quanti fondi vengano investiti per risolvere il problema. Serve un cambio di paradigma e di mentalità poichè molti sistemi sanitari (a tutti i livelli) non sono preparati a utilizzare soluzioni di telemedicina. L’infrastruttura non esiste o è carente, i flussi di lavoro non sono definiti, alcune prestazioni non sono riconosciute (se erogate virtualmente) e molti operatori e pazienti non hanno mai utilizzato la telemedicina.

A volte ci vuole un disastro per mobilitare il cambiamento. Confidiamo che il coronavirus non sia essere il Titanic del nostro tempo: magari potrebbe essere troppo tardi per fermare l’attuale disastro, ma mai più una nave si imbarcherà senza abbastanza scialuppe di salvataggio.

La telemedicina e il supporto remoto del paziente saranno alcune di queste scialuppe.

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